Crea sito

Carlo Mascellani

Credi in ciò che scrivi quanto credi in ciò che sei

Critiche negative: la parte migliore

Le famigerate critiche negative… Perché temerle? Per quanto noi si faccia, prima o poi arriveranno. Da sole, in blocco, più o meno pesanti, arriveranno. Statene certi. Come è vero che noi, in quanto persone, non possiamo pretendere di piacere a tutti, così sarà per il nostro libro. Alcuni lo ameranno. Altri mostreranno indifferenza. Altri ancora lo disprezzeranno. È successo anche ai più grandi autori della letteratura mondiale. Quale forma di presunzione vi spinge mai a ritenere d’essere totalmente immuni?

Critiche negative

Critiche negative: la parte peggiore

Come si reagisce alle critiche negative? Intristendosi, disperandosi, incazzandosi. È ovvio. Almeno nei primi momenti è quasi naturale reagire così. Siamo forse automi? Stoici? Direi di no. Le critiche non fanno piacere a nessuno. Chi vi dice di non avervi fatto caso mente. È certo. Credo sia un bene cedere per un po’ a questa tristezza. È una forma di catarsi che aiuta a sgonfiare il tutto e a riprendersi prima. Certo non è bene indugiarvi, altrimenti si rischia di perdersi in un mare di vana disperazione. Che, di solito, aiuta ben poco. Poi cosa si fa? Prima di darvi il mio parere, se volete dare un’occhiata ai miei libri https://carlomascellaniautore.altervista.org/i-miei-libri/

Repetita (non) iuvant

Che si fa? Non starò certo qui a produrmi in inutili supercazzole alla Tognazzi. Ci sono miliardi di video e scritti in merito a come affrontar le critiche. Suggerire di cogliere suggerimenti? Sin troppo scontato. Non badare alle critiche modella haters? Capire che la critica riguarda il valore del nostri libro e non noi in quanto persone? Vedi sopra. Non ci vuol una laurea a capirlo. Inutile ripetersi, quindi. Mi preme maggiormente mettere in risalto la vera utilità delle critiche. Si tratta di qualcosa di più sottile. Ma di più importante. Mentre aspettate il gran finale, potete ingannare il tempo dando un’occhiata qui https://www.ibs.it/algolia-search?ts=as&query=Carlo%20mascellani%20&query_seo=Carlo%20mascellani%20&qs=true

Una rivelazione

C’è una e una sola cosa alla quale la critica serve. A migliorarci, certo. A farci le ossa, certo. diventar più tolleranti verso il prossimo (forse). Ma, soprattutto, a capir se intendiamo fare sul serio. Se basta una critica negativa a farci gettare la penna, allora la scrittura non fa per noi. Non abbiamo la stoffa, non abbiamo la perseveranza necessaria. Meglio lasciar perdere, allora. Dedichiamoci ad altro ed evitiamo inutili turbamenti. L’arte è sfida. È una continua prova di forza. Con se stessi più che con gli altri. Inutile voler fuggire un simile scontro. Non è degno del nostro voler ergere artisti. In tal senso le critiche servono. Servono eccome.

“Randagi” il mio nuovo romanzo

È da pochi giorni uscito il mio nuovo romanzo “Randagi”, che rimarrà in promozione a € 0,99 sino a fine mese.

Book trailer: https://youtu.be/r5Ua2LcciCM

Link per acquisti: https://www.ibs.it/randagi-ebook-carlo-mascellani/e/9791220232838

Sinossi: Michael, divenuto vagabondo a seguito di una sfortunata coincidenza d’eventi, entra a far parte di un universo che sconvolge ogni sua certezza: di un mondo che non solo può indurre a ridefinir la propria visione della vita, ma anche riservar scoperte del tutto impensate.

Un estratto: Forse, un giorno, giungeremo infine a comprender quanto sia vano affannarsi a cercar risposte certe in merito ad argomenti che trascendono le nostre facoltà razionali o tentar di conformar i misteri dell’esistenza ai nostri deboli schemi mentali. Sarebbe molto più sensato abbandonar il nostro cuore al flusso della vita senza pretender che sia lui ad assecondar le nostre ingenue pretese. Sarebbe molto più sensato ascoltare che voler imporre a ogni costo la propria visione delle cose. Sarebbe molto più sensato svegliarsi al mattino privi di scopi precisi, viver la vita momento dopo momento, condiscender ai suoi ritmi e mostrarsi pronti ai suoi continui mutamenti. Divenir acqua che muta se stessa pur rimanendo a se stessa identica.

Alterità

Da sempre nutro un grande amore per quelle che, a torto secondo me, vengono spesso definite “minoranze”. Ho sempre preferito il termine “alterità”, che mantiene un carattere più neutro e si guarda bene dall’esprimer giudizi in merito alla diversità di cui si fa portavoce.

Amo la diversità in tutte le sue forme. Diversità di cultura, di razza, di orientamento politico, sessuale e culturale. A fronte di una società che, in nome della presunta bontà di alcuni valori, ha sempre caldeggiato la standardizzazione ed escluso il diverso, ho sempre parteggiato per chi sceglieva consapevolmente strade alternative.

Non mi addentro nella spinosa questione concernente l’origine di tali valori e dei pregiudizi che sempre ne hanno costituito il triste complemento. Credo semplicemente che un mondo monocorde non saprà mai esprimer appieno il potenziale racchiuso nell’anima umana, ma solo condurre a concepire le fattezze di un arido deserto spirituale.

La diversità esprime ricchezza. A fronte di un unico sentiero imposto dalla consuetudine, schiude infinite, nuove possibilità di concepir l’esistenza e affrontarla. Esplora nuovi sentieri, mina i vani stereotipi, pone sempre in discussione le conquiste raggiunte in un inesausto percorso di ricerca. E’ un prato fiorito su cui lo sguardo, rapito, stenta quasi a soffermarsi perché sedotto dal fascino di una bellezza multiforme.

Sogno un mondo in cui più corde diverse, armonizzandosi tra loro, possano produrre melodie sublimi e assai più interessanti. Sogno un mondo in cui filosofie diverse possano indurre il pensiero a non arenarsi mai e a progredir continuamente. Sogno un mondo di alterità che, compiuto il salto decisivo, abbiano infine appreso non a tollerarsi, ma a condividersi.

Vite da completista

Alla voce “Completista”, il vocabolario Treccani riporta questa definizione: “Chi affronta ciò di cui si occupa in modo completo, non parziale”https://www.treccani.it/vocabolario/completista_%28Neologismi%29/. Lo pone come neologismo del 2008, ma vi assicuro che il termine era d’uso assai frequente anche prima, soprattutto riferito all’ambito musicale dei collezionisti di vinili. Volendo, il termine può esser tranquillamente esteso ad altri contesti. In sostanza definisce la persona che smania di poter avere l’opera omnia dei propri artisti preferiti. Colui che gira mercati su mercati e passa ore su internet alla ricerca anche del minimo scritto, dell’opera introvabile, degli schizzi giovanili e chi più ne ha più ne metta. Colui che soffre nel sapere che potrebbe essergli sfuggito qualcosa e si esalta nel riuscire a scovare rarità che a stento il mercato conosce.

Vite da completista

Collezionismo puro?

Verrebbe da chiedersi se, dietro a simili condotte, non si nasconda una semplice mania collezionistica. Il puro desiderio di possedere un certo oggetto (meglio se raro), insomma. File e file di reperti da contemplare, senza che vengano mai realmente utilizzati. Un monumento alla perseveranza che ha coronato di successo la lunga ricerca effettuata. Un monumento al senso di esclusività che tale collezione dovrebbe conferire a chi la possiede e ha avuto la tenacia necessaria per comporla. In realtà un simile completismo sarebbe sterile sotto ogni punto di vista. Nulla, una simile congerie di oggetti, potrebbe apportare all’anima di chi ne ha messo assieme i pezzi . Rimarrebbe solo un tesoro silenzioso.

Vantaggi del completismo

In realtà esiste un’altra forma di cosiddetto completismo. Esistono amanti di un autore che non esitano a procurarsi tutto ciò che può aver mai scritto nel corso della sua vita o carriera artistica. Dalle opere più note a quelle sconosciute; dai diari alle lettere e così via. Se non nasconde un malsano culto della personalità, una simile condotta può produrre risultati straordinari. Perché accontentarsi solo delle opere a grande tiratura, quelle che tutti conoscono? Perché non sceglier di scavare più a fondo, procurarsene di meno note, spaziare tra gli scritti più intimi, quelli mai destinati alla pubblicazione? Restereste sorpresi di quanto potreste scoprire. Restereste sorpresi quando vi accorgerete che, così facendo, avete fruito di opere che vi parranno ancor più straordinarie dei titoli roboanti ai quali siete da sempre avvezzi. Vi congratulerete con voi stessi, allora, per non aver perso un’occasione unica. E, anche quando non accade, vi congratulerete con voi stessi per esservi concessi un’opportunità.

Ed io?

Lo ammetto: personalmente tendo a esser completista. Lo sono in ambito musicale e ancor di più in ambito letterario. Ogni qualvolta m’innamoro di un autore non so resistere alla tentazione di fruir di tutto ciò che ha prodotto. Anche quando m’impongo di accontentarmi, un lieve pizzicore m’induce invece a proseguir la ricerca. Temo sempre, infatti, che, giusto dietro l’angolo, si nasconda un’opera forse meno nota, ma di una bellezza tale da far impallidire tutte le altre. Se non vantassi un atteggiamento completista forse potrei lasciarmela sfuggire. Non sarebbe un peccato? Certo che sì, ma di certo non ho mai conosciuto simili rischi.

Vite a caselle

Spesso, nel corso della mia vita, mi sono chiesto se basta un semplice termine a definir una persona. A comprenderne l’essenza in maniera piena e certa. A poter parlare di lei come null’altro al mondo potrebbe mai fare. Da quando sono al mondo la risposta è sempre stata la stessa.

Vite a caselke

Credo il nostro cervello abbia innata la necessità d’incasellare esperienze e persone al primo sguardo. Forse si tratta di un meccanismo atavico volto a determinare la presunta pericolosità di qualcosa e, quindi, a prender le misure necessarie. Nel momento stesso in cui osserviamo una persona, senza nemmeno parlarle, spontaneamente, finiamo per collocarla in una casella, in una categoria ben delimitata dalla quale difficilmente ci scopriremo a toglierla. Abbiamo bisogno di comprender in fretta chi abbiamo davanti e cosa, in positivo o in negativo, potrà mai apportar alla nostra vita. Cosa c’è di più semplice che ridurlo a una categoria?

Traiamo queste categorie dagli insegnamenti impartitici e dalle svariate esperienze che hanno caratterizzato la nostra vita. Anziché fluide, le rendiamo sempre più impermeabili e incapaci di comunicar tra loro. Pochi tratti ci bastano a incasellare una persona. Rubiamo il seggio di Dio e, in un istante, crediamo di poter identificare alla perfezione cosa si nasconde nell’animo di chi ci sta innanzi. Diventiamo provetti psicologi e sociologi e chi più ne ha più ne metta. Poveri noi…

Bastano pochi tratti a definire una persona? Basta un termine a render conto della sua vita, di quanto, in bene o in male, l’ha caratterizzata, di tutte le esperienze che l’hanno resa ciò che è? Basta una semplice occhiata a produrre l’istantanea di una persona e a confinarla per sempre in una specifica casella senza più offrirle la possibilità di farci ricredere? Per rispondere a questa domanda basta rammentare quante volte abbiamo espresso un giudizio sbagliato basandoci sulla prima impressione colta.

Quanti errori ha prodotto un simile atteggiamento la storia e la nostra quotidiana esperienza possono narrarlo. Pretendere di definire una vita con un semplice termine è davvero insensato: uno sputo in faccia a quel briciolo di ragione che dovrebbe caratterizzarci. Oltretutto pensar di racchiudere in un cliché qualcosa di così sfaccettato come un’esistenza, qualcosa di fluido, che continuamente muta e si evolve rappresenta la più grande sconfitta che l’umanità conosca.

La storia di tutti i giorni è piena di simili aberrazioni. Falsi giudizi, orientamenti religiosi, sessuali o politici sembrano giunger come imperativi dal Cielo per parlare esaustivamente di noi. Difficile concepire qualcosa di più insensato, ma così va – ancora – il mondo. Mi auguro sempre cambi, ma le mie speranza seguitano a non trovar riscontro nella realtà d’ogni giorno.

Ho scelto di affrontar questi argomenti nel mio prossimo romanzo, che verrà pubblicato entro Natale. Si svolge nella desolazione della vita di strada, in quei luoghi bui e sudici dove spesso, a nostra insaputa, brillano luci più vivide di quelle che illuminano la nostra vita “perbene”. La prima stesura è quasi completa e conto di cominciar a revisionarlo a settembre.

L’autunno e Virginia Woolf

Forse si tratta di una mia deformazione, ma, sin da quando ho cominciato a leggere e ad affrontar la letteratura con serietà e impegno, ho sempre ricondotto gli autori a una stagione particolare. Ho sempre attribuito loro (almeno simbolicamente) i caratteri precipui di quella stagione e, spesso, mi sono scoperto a sceglier proprio quel particolare periodo dell’anno per programmare eventuali riletture. Non so spiegare di preciso da dove questa singolare associazione tragga origine. Forse dallo stesso processo che porta alcuni ad attribuire un colore o una musica precisi a un dato evento, momento, persona. Ricorrendo a uno dei tanti, curiosi meccanismi che, di frequente, senza che nemmeno lo si riesca a ravvisare, lasciano scorger un’istantanea del nostro inconscio.

L'autunno e Virginia Woolf

A ogni autore la sua stagione

Ecco che, ad esempio, a Hemingway attribuisco l’estate e un pizzico d’inverno (forse memore del carattere ardente di molti suoi personaggi, ma anche del freddo mal di vicere che il loro autore recava nel cuore). A Hesse la primavera delle calde speranze. A Proust la candida pigrizia dell’inverno. A Steinbeck l’irruenza estiva condita da un po’ d’autunno. Quando mi scopro a desiderar di rileggere uno di questi autori (ma l’elenco e le corrispondenti associazioni potrebbero prolungarsi all’infinito), spesso scelgo proprio quel dato periodo dell’anno per accingermi all’impresa. Diciamo che, come un buon vino concede il meglio di sé in un dato momento, così, nella mia personale opinione, ritengo che anche certi scrittori si lascino meglio assaporare se affrontati in un determinato periodo.

Virginia Woolf

Poi c’è Virginia Woolf. Un’autrice che ho conosciuto tardi, ma che ho subito apprezzato. Vuoi per la sua straordinaria capacità introspettiva. Vuoi per l’originalità delle sue trame. Vuoi per l’abilità mostrata nell’usare il “flusso di coscienza”, stile che solo Joyce è riuscito a condurre a livelli sinanche superiori, ma su di un piano trmatico differente. Nel tempo ho saputo apprezzare anche la sua fine perspicacia di saggista. Un’autrice a tutto tondo, insomma. Un’autrice che ha fatto dell’introspezione, del dialogo con se stessi, un vero e proprio marchio stilistico. Un’autrice nella quale tuttora mi riconosco in più aspetti e che mai ho smesso di amare, approfondire, un po’ anche compiangere. Uno spirito avulso al proprio tempo, la cui sensibilità, forse, l’avrebbe reso altrettanto avulso alla società stessa di ogni tempo.

Perché l’autunno

A Virginia Woolf riconduco le atmosfere autunnali: quel malinconico momento in cui il mondo pare prossimo ad addormentarsi; il tempo dei bilanci e delle promesse da affidar alle coltri invernali perché le serbino alla primavera; i brevi giorni in cui la penombra imperante pare creare l’atmosfera ideale per scender in se stessi e riscoprirsi. Leggere Virginia Woolf in un simile contesto, in una simile stagione, consente (almeno a me) di apprezzarla con ancor maggiore intensità. Di assaporar la sua prosa nelle condizioni ideali a che possa affascinare al massimo grado. È un piacere al quale di rado rinuncio. E che, personalmente, non posso che esortare a provare.

Uscita e promozione del mio ultimo romanzo “Istantanee di una vita”

Il 15 Luglio uscirà il mio nuovo romanzo, intitolato “Istantanee di una vita”.

Qui trovate il book trailer del libro: https://www.youtube.com/watch?v=7PF7DVPdJew

Sinossi: Un quadro celato da un candido telo giace, apparentemente dimenticato, in una soffitta buia e polverosa. Nel silenzio di quel cupo contesto attende, paziente, che una mano giunga a scoprirlo, ad ascoltar la sua storia, a riscoprir i ricordi che, dal passato, talora riaffiorano per aiutar a viver il presente.

Un estratto: Una sensazione improvvisa, una sorta di piccolo brivido, era giunta a distoglierlo da quel sogno a occhi aperti per indurlo a voltarsi. Tra la folla assiepata innanzi ai quadri, in un piccolo gruppo di persone, diversi individui rivolgevano domande interessate a una donna particolarmente affascinante e fruivano attenti delle sue laconiche risposte. Sopraffatto da un presentimento improvviso, ricondotto il viso della giovane a quello tracciato nel dipinto, era riuscito a comprender di aver appena scorto, innanzi a sé, sia il soggetto del quadro sia l’artista che l’aveva realizzato. E d’essersi perdutamente innamorato dell’uno e dell’altra.

Per chi fosse interessato, il romanzo rimarrà in promozione a € 0,99 sino a fine Luglio https://www.amazon.it/dp/B08CT2RV1Z/ref=sr_1_2?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&dchild=1&keywords=carlo+mascellani&qid=1594548532&sr=8-2

Disavventure letterarie

Per pura comodità tengo sempre una copia del romanzo al quale sto lavorando sul telefono. Così facendo, ovunque mi trovi, nei momenti di pausa, posso sempre proseguir nella correzione e avvantaggiarmi. Anche se le giornate sembrano molto lunghe, infatti, tanti sono gli impegni che assottigliano il tempo disponibile ed è perciò necessario ingegnarsi in qualche modo per recuperarne il più possibile. Trovare piccoli escamotage che consentano di lavorar in qualunque condizione. Ho sempre trovato nel cellulare un prezioso aiuto. Basta installare un semplice programma Word e il gioco è fatto. Via via si salva il lavoro svolto su drive o su pc e si prosegue. Niente male davvero. Se non…

Disavventure letterarie

Ma basta una piccola disattenzione…

Se non che, a volte, una sorta di funesta nemesi pare sceglier di complicar le cose. Complice anche una certa stanchezza, una ventina di giorni fa, colto dal desiderio di fare ordine nel telefono, decido di cancellare vecchi file ormai inutili. Compresa la vecchia stesura – corretta solo sino a pagina 30 – del mio prossimo romanzo “Istantanee di una vita” https://www.amazon.it/s?k=Carlo+mascellani&ref=nb_sb_noss, giusto per non far confusione con quella ormai prossima a esser definitivamente revisionata. Se non che, nel momento in cui riapro il file per proseguire nella correzione, mi rendo contro di aver, invece, cancellato per sbaglio il file giusto. E, non avendo ancora salvato da nessuna parte la versione precedente, di non avere copie disponibili…

Chi è causa del suo mal…

Pianga se stesso. Mai proverbio fu più vero. Soprattutto quando si è nuovi a simili disavventure https://carlomascellaniautore.altervista.org/i-miei-libri/. Confesso di aver rivolto gli occhi al cielo nel momento in cui mi sono accorto dell’errore. Ma, del resto, che colpa poteva mai avere il buon Dio? Inutile imprecare, inutile passar il resto della giornata arrabbiato o tirar testate contro il muro (che ho ridipinto appena un anno fa, oltretutto). Dopo lunghi respiri sono riuscito a far leva sulla mia esigua parte Zen. A tentar di mantenere la calma, a evitar il panico (sempre pessimo consigliere) e a decider il da farsi. Orbene. Una copia, per mia fortuna, ancora esisteva. Era stata revisionata solo due volte. Non molto, ma nemmeno poco. Poteva andar peggio. Ho pensato a Hemingway, quando ha scoperto che la moglie aveva smarrito le prime stesure dei suoi racconti. E ho capito che, tutto sommato, mi era andata sin troppo bene.

Al lavoro

Ho quindi ripreso in mano il tutto. Certo, i primi giorni mi sarei messo le mani nei capelli (quelli rimasti, almeno). Poi, man mano proseguivo nella revisione, ho compreso un aspetto importante. Certo, buona parte del mio lavoro (mentalmente faticoso, vi assicuro) era andato perduto. Ma era anche possibile coglier l’accaduto sotto una luce nuova e assai più rasserenante. Come un’opportunità di far ancora meglio, di costruire un romanzo assai più intenso rispetto a quello che era andato perso. Forse si è trattato solo di un mero placebo psicologico, ma giuro che ha funzionato. Ho da poco terminato l’ennesima revisione. Il libro prende lentamente forma. Mi piace. Mi lascia soddisfatto a ogni frase. Non sarà che proprio quanto accaduto, in realtà si è rivelato provvidenziale per crear un romanzo ancora migliore? Di certo, in futuro, vedrò comunque di evitare simili intoppi. Errare è umano, ma preservare. ..

La corte dei miracoli: Promozione di Giugno su IBS

Dal 2 al 30 al Giugno, il romanzo “La corte dei miracoli” sarà messo in promozione a € 0,99.

Di seguito vi lascio il link per eventuali acquisti:

https://www.ibs.it/corte-dei-miracoli-ebook-carlo-mascellani/e/9788834150894

Vite da romanzo

Vite da romanzo… Ne esistono? Ne sono esistite? Una mia breve considerazione in merito. Che non intende certo vantar l’autorità di un saggio, ma la forma di un’opinione del tutto personale. Come personali saranno anche la scelta degli autori cui riferirmi e le riflessioni che ne trarrò. Prenderò, quindi, in esame tre scrittori tipo tra quelli letti di recente o in passato. Un vita che sarebbe valsa un romanzo. Un romanzo che sarebbe valso una vita. Una vita e un romanzo intrecciati a comporre un tutt’uno. Sono solo tre degli esempi che si potrebbero riportare, ma che dimostrano come, spesso, vita e opere di un autore in qualche modo s’intreccino. O s’ispirino a vicenda. Ne parlo qui https://carlomascellaniautore.altervista.org/la-scrittura-autobiografica/

Vite da romanzo

Vite da romanzo: Hemingway

Parlando di vite da romanzo, non può che venirmi in mente la figura di Ernest Hemingway. In questo caso, a mio parere, ci si trova a contemplar una vita che tende quasi a oscurar le opere stesse dell’autore. La guerra, la carriera giornalistica, i frequenti viaggi, le cacce, i rapporti con Cuba e via discorrendo. Brevi istantanee di un’esistenza che, di per sé, varrebbe da sola un romanzo assai avvincente. Una di quelle “vite inimitabili” alla D’annunzio, insomma. Forse vissuta assecondando semplicemente le proprie inclinazioni. Forse, invece, condotta in modo frenetico per non veder il vuoto che la caratterizzava o l’ombra dell’infelicità che avrebbe poi comportato un epilogo violento. Personalmente ritengo che, se dovessimo porre sul piatto di un’ipotetica bilancia le opere di Hemingway e la sua vita, il piatto penderebbe maggiormente verso quest’ultima. Parere personale, beninteso.

Il romanzo di una vita: Proust

Veniamo all’esempio opposto. Parliamo del grande Marcel Proust. Una vita tutto sommato abbastanza semplice, tranquilla. A tratti quasi indolente e pigra, come ricorda lo stesso autore in diverse parti delle sue opere. Una vita che non pare contraddistinta da eventi particolarmente rilevanti. In compenso, la sua opera magna, la Recherche vanta tutt’altro peso. Non solo per la sua mole, non solo per il suo stile introspettivo e visionario. Soprattutto perché ha saputo fare del ricordo, del ricordo di una vita e del Tempo che ne ha contraddistinto gli sviluppi un’opera d’arte immortale. Un testo complesso, in cui l’interiorità dell’animo umano trova una voce consona per potersi esprimere. Per condivider tutto ciò che prova o ha provato. Per far pendere il piatto di quella singolare bilancia dalla parte dell’opera.

Vita e romanzo: Kerouac

Si può, infine, giunger a immaginare il felice connubio tra le due parti in gioco. Se analizziamo la vita di Jack Kerouac ritroviamo tutti gli elementi già riscontrati in Hemingway. Una vita frenetica, vissuta quasi al limite, i viaggi, la prigione, il costante vagabondaggio, la ricerca del senso della propria vita. Accanto a una simile esistenza si pone La strada, l’opera più conosciuta di quest’autore. Un testo che non solo diviene caposaldo della beat generation, ma che in sé diviene una summa delle concezioni di Kerouac stesso. Il modo in cui ha colto o interpretato gli eventi occorsi. La sua visione della vita. Il suo accostarla a un continuo viaggio infarcito (Nietzsche docet) del tema dell’eterno ritorno. Un testo e un’esistenza che s’intrecciano. Una bilancia in equilibrio, insomma. Tanti potrebbero esser gli esempi per ognuna delle tre categorie. E io dove posso mai esser collocato? Leggete e scopritelo https://www.amazon.it/s?k=carlo+mascellani&ref=nb_sb_noss

Page 1 of 7

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén